La Juve spalanca a tempo di record la “finestra che conta”, per dirla con Spalletti, vince a Lecce per 1-0 (gol di Vlahovic dopo 12 secondi) e prende una bella boccata di aria fresca nella volata per la qualificazione Champions. I bianconeri vivono una notte al terzo posto, a +1 sul Milan, ma, soprattutto, a +4 sulla Roma e + 6 sul Como, impegnate rispettivamente domani contro Parma e Verona in trasferta. La stessa finestra, invece, sbatte in faccia alla squadra di Di Francesco, che adesso rischia di vedersi ridurre drasticamente la luce di margine sulla Cremonese terz’ultima, che domani può accorciare a -1 battendo il già retrocesso Pisa. SPALLETTATA LAMPO – Il tecnico salentino conferma l’undici che ha vinto nell’ultimo turno contro i toscani, Spalletti, a sorpresa, rilancia Koopmeiners da titolare dopo 8 gare (e appena 130’ giocati), preferendolo a Thuram, e ritrova Vlahovic dal 1’ dopo 161 giorni dall’ultima volta (Juve-Cagliari del 29 novembre). E le mosse dell’allenatore della Juve sono decisive a tempo di record, già sul calcio d’inizio. Yildiz riceve la battuta da Locatelli, fa qualche metro e lancia profondo in area dove si stanno già buttando 5 compagni. L’olandese sorprende Veiga alle spalle e allarga sul lato corto per Cambiaso, che mette in mezzo: Siebert va a vuoto e manda fuori tempo Tiago Gabriel, favorendo il controllo del numero 9 serbo, che fredda Falcone rendendo inutile la disperata scivolata di Gallo. È il gol più veloce della storia della Juve da 21 anni a questa parte, sul podio della Serie A dopo Leao in Sassuolo-Milan (6 secondi, dicembre 2020) e Lozano in Verona-Napoli (gennaio 2021). Una “spallettata”, lo schema su calcio d’inizio, come quelli sui piazzati che tanti gol avevano fruttato ai tempi del Napoli sello scudetto. JUVE, SOLITI VIZI E VIRTU’ – Al netto dell’episodio iniziale, però, il ritorno all’antico 4-2-3-1 dopo oltre due mesi giova alla sua Juve: McKennie dietro a Vlahovic (e non defilato sulla destra in mezzo) ritrova la sua comfort zone, Koopmeiners garantisce molta più dinamicità e palleggio dell’ultimo, acciaccato, Thuram, e poter contare su Vlahovic permette alla squadra di andare maggiormente alla ricerca della profondità, costringendo il Lecce a ritrovarsi spesso uomo contro uomo in difesa. La squadra di Spalletti, però, mostra i soliti difetti: primo, concede sempre qualcosa di troppo dietro. Qui, però, emergono i punti deboli della formazione di Di Francesco, non a caso peggior attacco del campionato: l’occasione del pari capita sui piedi di Cheddira al 3’, sull’assist di Banda, ma il marocchino gira addosso a Di Gregorio, comunque reattivo. Secondo vizio bianconero: troppi errori di misura nei passaggi, ma, soprattutto, incapacità di concretizzare la mole di gioco costruita. Conceiçao al 4’, dopo bella verticalizzazione di Locatelli, è fermato dal palo; Vlahovic una volta viene respinto da Falcone (6’), l’altra calcia altissimo una sorta di rigore in movimento, dopo una bella palla recuperata sulla trequarti dal portoghese in aggressione su un distratto Tiago Gabriel. STRADE OPPOSTE –Quando non è merito degli avversari o demerito suo, a negare al serbo la gioia del bis è un fuorigioco, come al 48’, quando, dopo aver giocato a flipper con Falcone, la sua esultanza viene strozzata dal Var, che ne rileva una posizione di partenza irregolare sulla conclusione d